Economia

Energia per le imprese, la sfida costi e sicurezza

Energia per le imprese, la sfida costi e sicurezza

Sicurezza energetica, competitività industriale e investimenti di lungo periodo sono le sfide emerse nel corso della prima giornata dell’8ª edizione dei Green & Net Zero Talk dedicata a «Geopolitica e sicurezza energetica: i nuovi equilibri globali», organizzata da Rcs Academy in collaborazione con il Corriere della Sera. Al centro del confronto, il futuro delle politiche energetiche europee, lo sviluppo delle rinnovabili e del nucleare, il potenziamento delle infrastrutture e la necessità di proteggere famiglie e imprese dalla volatilità dei prezzi, anche attraverso contratti energetici di lungo termine. 

Intervistato da Fiorenza Sarzanini, condirettrice Corriere della Sera, Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha dichiarato: «Stiamo valutando come utilizzare il margine di flessibilità concesso dall’Ue, pari allo 0,6% nel triennio 2026-2028, per un valore stimato di circa 14 miliardi di euro, destinandolo a investimenti per la decarbonizzazione. L’obiettivo è sostenere le imprese e le famiglie». Sul fronte degli scenari internazionali, Ferrante Benvenuti, managing director and partner Practice Energy BCG, ha osservato: «La situazione geopolitica porterà a un cambiamento strutturale per diversificare le fonti di approvvigionamento del gas, in Italia esistono filiere virtuose come quella del biometano».

In un contesto internazionale segnato dall’incertezza, le sfide del settore energetico richiedono una visione capace di coniugare sicurezza, innovazione e competitività. Renato Mazzoncini, ceo e general manager A2A, ha sottolineato: «Il perdurare della crisi di Hormuz sta spingendo i prezzi dell'energia a livelli molto elevati. Il consiglio a imprese e famiglie è di tutelarsi scegliendo i prodotti a prezzo fisso per non rimanere esposti alle oscillazioni del mercato. Dal 2023 offriamo alle famiglie contratti a prezzo fisso anche di 10 anni, oggi inferiore di circa il 50% rispetto a quello all'ingrosso. 

Alle grandi imprese, e dallo scorso marzo anche alle PMI, proponiamo i Power Purchase Agreement (PPA) basati su fonti rinnovabili che abbassano il prezzo e lo stabilizzano». Per quanto riguarda lo sviluppo dei progetti, Pier Francesco Rimbotti, founder & ceo Infrastrutture, ha evidenziato: «È fondamentale continuare a sviluppare le rinnovabili. In Italia, la complessità burocratica e la lentezza dei processi autorizzativi rappresentano ancora un ostacolo». 

A questa prospettiva si affianca quella industriale, su cui è intervenuto Fabrizio Fabbri, amministratore delegato e direttore generale Ansaldo Energia: «Nel mondo sono attualmente in funzione 420 reattori nucleari e se ne stanno costruendo altri 60. Un settore che entro il 2030 raggiungerà investimenti pari a 130 miliardi di euro l’anno. Per questo è fondamentale ricompattare la filiera delle Pmi che dovranno ottenere le necessarie certificazioni per poter operare nel settore». 

L’attenzione si è spostata poi sull’evoluzione del sistema distributivo. Come ha spiegato Pier Lorenzo Dell’Orco, amministratore delegato Italgas Reti e presidente Proxigas: «Stiamo lavorando per trasformare le infrastrutture esistenti in reti capaci di trasportare anche vettori energetici come il biometano e l’idrogeno verde». Ad ampliare ulteriormente il quadro, Luca Dal Fabbro, presidente Esecutivo Iren – presidente Utilitalia, ha richiamato l’attenzione su un elemento centrale per lo sviluppo del Paese. «Dobbiamo considerare l’acqua una risorsa strategica, è fondamentale per la produzione e lo stoccaggio di energia elettrica, per il raffreddamento dei data center e per la sovranità energetica ed economica del Paese. Il settore incide per circa il 20% del Pil, generando circa 400 miliardi di euro l’anno». Infine, sulla necessità di conciliare gli obiettivi futuri con le esigenze più immediate, è intervenuto Ugo Salerno, executive chairman RINA: «Prima di poter beneficiare concretamente del nucleare in Italia passeranno almeno dieci anni. Nel frattempo, per rendere più efficienti le rinnovabili, è fondamentale potenziare i sistemi di accumulo dell’energia e sviluppare una riflessione sui costi».

Il futuro energetico dell’Europa si intreccia con le sfide della crescita economica, della governance e della tenuta del sistema produttivo. Intervistato da Daniele Manca, vicedirettore Corriere della Sera, Carlo Cottarelli, economista e direttore dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani (OCPI) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Milano, ha osservato: «La realtà è che i poteri dell’Europa restano limitati e la sovranità appartiene ancora ai singoli Paesi. Il dibattito politico è spesso polarizzato tra sostenitori del nucleare e delle rinnovabili, ma senza un’alleanza tra queste due visioni contro i sostenitori dagli idrocarburi, rischiamo di non arrivare da nessuna parte». Dalla dimensione istituzionale, il confronto si è spostato sulle esigenze concrete del tessuto produttivo. 

Come ha sottolineato Agostino Scornajenchi, ceo Snam: «L’Italia consuma complessivamente circa 1.300 TWh di energia all’anno che proviene da diverse fonti. Dobbiamo cominciare a ragionare in modo integrato perché decarbonizzare non significa deindustrializzare. Nel nostro Paese esistono distretti produttivi che non possono ancora funzionare senza fonti fossili». Sul rapporto tra regolamentazione e sviluppo industriale è intervenuto Claudio Descalzi, ceo Eni: «Alla luce delle crisi energetiche, occorre sospendere il sistema ETS per tutelare la competitività della nostra industria. È necessario includere le raffinerie nella tassonomia europea e mettere a disposizione risorse per convincere gli investitori a continuare a investire nella raffinazione in Europa». 

A delineare le priorità sul fronte della produzione è stato Nicola Monti, ceo Edison: «La diversificazione degli approvvigionamenti è fondamentale per garantire condizioni di mercato più stabili. Nel medio termine prevediamo investimenti tra uno e un miliardo e mezzo di euro l’anno in rinnovabili e sistemi di accumulo. Abbiamo bisogno di più energia e di fonti programmabili». Una trasformazione che coinvolge anche l’assetto del sistema elettrico. Per Pasqualino Monti, amministratore delegato e direttore generale Terna: «Siamo passati da un sistema energetico centralizzato a uno sempre più distribuito sul territorio. Gli investimenti potrebbero raggiungere i 7 miliardi di euro per trasportare l’energia dal Sud ai centri di consumo del Nord. Occorre inoltre governare la crescita dei data center, con 14 strutture in Lombardia e circa 600 richieste». Il tema della capacità di realizzazione e della solidità degli operatori è stato al centro dell’intervento di Orazio Iacono, ceo Gruppo Hera: «Gli operatori devono essere solidi, con competenze e una forte vocazione industriale, capaci di dialogare con il territorio. Aggregarsi moltiplica la capacità di investimento, inoltre occorre rivedere i sistemi delle gare per le concessioni gas, premiando le sinergie e chi investe meglio». A completare il quadro, Monica Iacono, presidente e amministratore delegato ENGIE Italia ha evidenziato che: «Il costo della bolletta è il termometro di una vulnerabilità strutturale e di sistema, ma l’energia deve diventare una leva di competitività. Occorre puntare sulla produzione di rinnovabili on site, direttamente dove si trova l’azienda, e su contratti PPE».

Il rafforzamento del sistema produttivo passa dalla capacità di coniugare innovazione, solidità industriale e strategie di crescita. Per Francesca Gostinelli, presidente e amministratore delegato Enel Italia: «Le Pmi sono un elemento vitale dell’economia reale del Paese, dobbiamo aiutarli con i PPA, che garantiscono prezzo fisso dell'energia e affiancarle con una visione e senza abbassare la guardia sugli investimenti necessari, soprattutto in rinnovabili, accumuli e reti». 

Dalla prospettiva del sistema Paese, l’attenzione si è spostata sull’evoluzione dei modelli di business. Stefano Granella, ceo Dolomiti Energia ha spiegato che: «Abbiamo scelto di passare dalla sola produzione di energia rinnovabile alla vendita diretta ai clienti finali attraverso contratti a lungo termine. Questo ci permette di costruire un rapporto diverso con i clienti, il prossimo anno dovremo rinnovare soltanto il 23% dei nostri contratti. Per accelerare lo sviluppo del settore, bisogna eliminare il micro-permitting e affrontare la carenza di risorse umane». 

Sulle condizioni necessarie per favorire questa trasformazione è interveuto Simone Demarchi, ceo Axpo Italia: «Oggi la principale criticità è la mancanza di infrastrutture. Servono regole chiare e un quadro il più possibile stabile, con una priorità precisa: sviluppare più rinnovabili possibili e promuovere i PPE». Il confronto si è ampliato infine alla dimensione internazionale e alle nuove sfide tecnologiche. Alessandro Bresciani, senior vice president Energy Equipment Baker Hughes ha sottolineato che: «Negli Stati Uniti, la domanda di turbine a gas per la produzione di energia è a livelli record, trainata anche dalla crescita dei data center, che hanno bisogno di forniture elettriche affidabili. La sfida è ridurre le emissioni di CO₂ mantenendo le imprese competitive e diversificando gli approvvigionamenti su scala globale».

Potresti esserti perso