Economia

Energia, Dan Jørgensen: «Avanti sull’elettricità, la Ue deve raddoppiarne l’uso»

Energia, Dan Jørgensen: «Avanti sull’elettricità, la Ue deve raddoppiarne l’uso»

«Proponiamo un obiettivo molto ambizioso ma realistico: raddoppiare l’attuale livello di elettrificazione, passando dal 23% al 46%». Ieri la Commissione europea ha presentato la Comunicazione sull’Electrification Action Plan. Per il commissario all’Energia Dan Jørgensen, danese e socialista, la proposta «sarà controversa» ma non c’è tempo da perdere perché «ci troviamo in una situazione talmente urgente e grave, anche alla luce della crisi in Medio Oriente, da dover indicare subito una direzione molto chiara». 

Parlando con un gruppo di media europei, tra cui il Corriere, Jørgensen snocciola i numeri: «Da quando gli Usa hanno iniziato a bombardare l’Iran, abbiamo pagato oltre 50 miliardi di euro in più per l’energia rispetto allo stesso periodo in condizioni normali, senza ricevere nemmeno una molecola di energia in più». L’obiettivo del piano è ridurre tutte le principali componenti della bolletta: l’Ets pesa in media per l’11%, il resto del costo è determinato dal prezzo dell’energia, dai costi di rete e dalla tassazione. «Vogliamo che l’elettricità sia tassata meno del gas».
La Commissione sembra inviare segnali contrastanti.

Da un lato rafforza l’impegno per l’elettrificazione e dall’altro interviene sull’Ets. È così?
«Ha senso introdurre maggiore flessibilità nel sistema Ets. Oggi l’industria europea è sotto forte pressione. Dobbiamo adottare misure che consentano alle imprese di sopravvivere e che rendano la transizione concretamente possibile. Ciò non significa modificare l’obiettivo complessivo né ridurre il livello di ambizione. Dobbiamo conseguire la stessa riduzione delle emissioni prevista fin dall’inizio».

Come si legano le due cose?
«Diciamo all’industria che l’elettrificazione è la strada da seguire. Nella quasi totalità dei processi sarà necessario un investimento iniziale, ma verrà recuperato rapidamente. Successivamente l’impresa beneficerà soltanto dei risparmi. Alcune misure prevedono un utilizzo maggiore delle risorse provenienti dall’Ets per finanziare l’elettrificazione».

Da dove arriveranno gli investimenti per le reti elettriche e per le altre infrastrutture necessarie?
«La maggior parte degli investimenti dovrà provenire dal settore privato, perché viviamo in un’economia di mercato aperta. È chiaro che possono esserci motivi per prevedere anche incentivi pubblici e altri strumenti di sostegno. Uno di questi è proprio destinare una quota maggiore delle entrate dell’Ets all’elettrificazione».

Ma servono investimenti ingenti.
«Spendiamo già grandi somme per l’energia. Preferirei di gran lunga che destinassimo alle energie rinnovabili i 370 miliardi di euro che normalmente spendiamo ogni anno per i combustibili fossili. Per l’industria il ritorno economico dell’elettrificazione è talmente favorevole che normalmente si parla di un periodo medio di recupero compreso tra 5 e 7 anni».

Cosa prevede la proposta legislativa sulle tariffe di rete?
«Questa misura introdurrà l’obbligo per gli Stati di utilizzare le reti di trasmissione in modo più razionale, contribuendo così a ridurre i costi».

Come?
«Attualmente un’impresa può decidere di costruire un parco eolico semplicemente perché un agricoltore è disposto a venderle un terreno, ottenendo automaticamente l’accesso alla rete e la relativa tariffa. È molto più razionale utilizzare il sistema tariffario per orientare gli investimenti verso le aree dove sono maggiormente necessari. Se la proposta sarà approvata, gli Stati dovranno farlo obbligatoriamente».

Una parte dell’elettrificazione richiederà incentivi. State valutando uno strumento ad hoc, come il programma di prestiti Safe per la difesa?
«Ritengo che l’attenzione ai cittadini sia fondamentale.
L’industria è certamente importante, ma trasporti ed edifici riguardano direttamente la vita quotidiana delle persone. Per questo incoraggiamo fortemente gli Stati membri ad agevolare, in vari modi, la diffusione delle pompe di calore elettriche in sostituzione delle caldaie a gas o a gasolio.
Il cambiamento strutturale più importante consiste nel modificare il sistema fiscale, eliminando il vantaggio oggi accordato al gas».

Non tutti gli Stati membri hanno lo stesso spazio fiscale per aiutare cittadini e imprese. Come faranno?
«Oltre venti Stati membri hanno introdotto durante questa crisi qualche forma di sostegno pubblico ai combustibili fossili, come benzina, diesel e altri carburanti. Quindi il denaro pubblico viene già speso. Non è vero che non ci siano risorse disponibili. Il problema è che si sta scegliendo di spenderle per sostenere qualcosa che aggrava il problema».

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