Dall’8 luglio Antonio Ciucci è il nuovo presidente dell’Ance, l’associazione dei costruttori italiani, che guiderà per 4 anni. Succede a Federica Brancaccio. Classe ‘69, romano, Ciucci è amministratore delegato di Ircop Spa, l’azienda di famiglia specializzata in infrastrutture e per anni ha guidato l’Ance Roma-Acer. Arriva in una fase storica complicata, ma, dice, «la vivo come una sfida, sicuramente c’è molto da fare».
Da dove comincia?
«Certamente la ripresa della guerra in Medio Oriente è un fattore negativo che arriva in una situazione già complicata e ora si sta riproponendo quello che successe dopo l’attacco della Russia all’Ucraina, la crisi dei materiali con aumenti molto rilevanti. Allora l’emergenza fu affrontata con il decreto Aiuti che sosteneva le aziende che oggi ancora aspettano circa 2 miliardi di ristori per il 2024 e il 2025. Ora questo nuovo conflitto rischia di farci tornare a quell’emergenza».
Avete registrato aumenti importanti dei materiali?
«Stiamo monitorando la situazione e per ora gli aumenti sono solo per alcuni materiali, ma molto consistenti: il bitume che importiamo dai Paesi arabi è cresciuto del 50%. E poi i materiali plastici (Pvc e Pead): + 30%. E l’acciaio. È una situazione complicata che se arriva a coinvolgere anche l’energia può avere una ricaduta generale su tutto».
Lei si è occupato della delicata partita della revisione dei prezzi...
«Sì, abbiamo lavorato con il governo. Ma quel sistema automatico registra l’inflazione naturale, non picchi come questi».
Invoca un decreto Aiuti bis?
«Se la situazione dovesse peggiorare sicuramente servirebbe un provvedimento straordinario».
Il Pnrr è ormai arrivato alla fine. Ha funzionato?
«Noi siamo soddisfatti e orgogliosi di quanto fatto. Al nostro settore sono state destinate le risorse più consistenti, 95 miliardi di euro. Ad aprile siamo arrivati al 76% di avanzamento delle opere. . Il modello con la governance centrale ha funzionato, anche i piccoli Comuni ce l’hanno fatta. Sì, il Pnrr è stata una idea buona, una sfida vinta».
E ora?
«Io dico che si potrebbe replicare. È un meccanismo che potrebbe essere utilizzato anche per altro. I fondi strutturali ad esempio, per l’Italia la spesa è sempre bassa, al 30%, si potrebbe portarla alle percentuali del Pnrr».
Il modello potrebbe servire anche per il nuovo Piano casa appena approvato?
«Perché no? Noi siamo molto contenti che la casa sia tornata al centro, dopo anni di stop. Ma oggi c’è una fascia di italiani che non riesce più ad accedere ad un’abitazione quindi ben venga un decreto legge che assegna 10 miliardi (fino al 2034) e fa tornare l’edilizia al centro».
Per ora nel pacchetto ci sono 970 milioni per ristrutturare 60 mila appartamenti...
«Uno dei tre pilastri del Piano è destinato all’edilizia residenziale pubblica con un fabbisogno di 650 mila case popolari, il problema è come alimentare questi fondi, io spero nei fondi europei».
Ma l’Europa sulle case è molto rigida. Mercoledì ha messo in procedura d’infrazione tutti i 27 Paesi dell’Unione, Italia compresa, per non aver recepito entro il 29 maggio scorso la direttiva sulle «Case green» che punta a ridurre consumi ed emissioni degli edifici attraverso ristrutturazioni, nuovi standard energetici e piani nazionali. Che ne pensa?
«Dovremmo intervenire su un milione e 800 mila abitazioni - dice Ciucci -: siamo passati da incentivi isterici (penso al Superbonus) a zero. Ma se vogliamo case più sicure ed efficienti dal punto di vista energetico dobbiamo pensare a quale sia il modo migliore per raggiungere l’obiettivo: non chiamiamoli bonus, ma incentivi e magari spalmiamoli su un arco temporale più lungo, però usciamo dall’ideologia, senza farci influenzare da quello che è successo in passato. ragioniamo serenamente e pensiamo a come migliorare la vita delle persone».
18 lug 2026 | 12:53