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Samsung, il mega bonus da 400 mila dollari (a testa) ai dipendenti: così l’azienda «condivide» i profitti del boom Ai

Samsung, il mega bonus da 400 mila dollari (a testa) ai dipendenti: così l’azienda «condivide» i profitti del boom Ai

Quattrocentomila dollari di bonus. A testa. Ai lavoratori della divisione chip di Samsung Electronics. Non si tratta di stock option per manager, né di premi a dirigenti che hanno centrato obiettivi impossibili. Sono compensi aggiuntivi destinati a decine di migliaia di tecnici e operai specializzati di una fabbrica di semiconduttori in Corea del Sud. 

Samsung non ha aperto il portafogli per generosità. Lo ha fatto per evitare che 48 mila lavoratori si fermassero per 18 giorni di fila in uno dei momenti più delicati — e redditizi — della sua storia. L'accordo preliminare è stato raggiunto il 20 maggio, poche ore prima dell'inizio dello sciopero, dopo che il ministro del Lavoro sudcoreano Kim Young-hoon è intervenuto come mediatore nell'ultimo round di trattative. I lavoratori lo hanno ratificato oggi, 27 maggio, con il 73,7% dei voti. Samsung, d'altronde, pesa per il 12,5% del Pil sudcoreano. Nessun governo poteva permettersi di restare a guardare.

Samsung si è impegnata ad allocare il 10,5% del profitto operativo della divisione semiconduttori in un apposito fondo bonus per i lavoratori del settore DS (Device Solutions). Il bonus sarà erogato in azioni, con un terzo immediatamente liquidabile e i restanti due terzi vincolati rispettivamente a uno e due anni. È stato inoltre abolito il tetto che limitava i bonus al 50% dello stipendio annuale. 
L'accordo vale dieci anni, con soglie minime di profitto operativo: almeno 200 trilioni di won nei prossimi tre anni, abbassata a 100 trilioni nel periodo 2029-2035. Sommato all'1,5% già previsto dai meccanismi esistenti, il totale porta la quota di profitto distribuita ai lavoratori fino al 12%.

La concessione non è un atto di magnanimità aziendale. È il risultato di una pressione precisa, alimentata da un confronto diretto con il principale concorrente. I lavoratori di Samsung erano furiosi per il gap nei bonus rispetto alla rivale SK Hynix, e secondo il sindacato stavano abbandonando l'azienda per andare a lavorare per la concorrenza. SK Hynix aveva già stretto un accordo simile — 10% dei profitti operativi in bonus per dieci anni — e i suoi dipendenti stavano ricevendo compensi totali molto superiori.

Il momento non poteva essere peggiore per Samsung. Nel primo trimestre 2026 il profitto operativo è aumentato di oltre otto volte, raggiungendo i 57,2 trilioni di won (circa 41,7 miliardi di dollari), mentre i ricavi sono saliti a un record di 133,9 trilioni (97,7 miliardi di dollari). Il profitto di un solo trimestre ha superato l'intero utile operativo dell'anno 2025. 

Al centro di questa esplosione di risultati ci sono i chip HBM (high-bandwidth memory), i componenti specializzati che alimentano i datacenter per l'intelligenza artificiale. Rifiutare un accordo in un momento di profitti record, mentre i dipendenti scioperavano, sarebbe stato politicamente insostenibile.

Tutto questo avviene mentre Samsung ha raggiunto una soglia simbolica: la capitalizzazione di mercato ha superato mille miliardi di dollari, facendo della società la seconda azienda asiatica dopo Tsmc a raggiungere questo traguardo. Attualmente la capitalizzazione è di circa 1.270 miliardi di dollari, posizionando Samsung all'undicesimo posto tra le aziende più grandi al mondo. Il titolo, dopo l'annuncio dell'accordo preliminare, ha guadagnato il 6% in un giorno.

L'ascesa è figlia diretta del boom dell'AI. Samsung è il principale produttore mondiale di DRAM e memoria NAND, chip diventati infrastruttura critica per chiunque costruisca sistemi di intelligenza artificiale. La domanda è esplosa, i margini con essa.

Ma il bonus ha aperto una questione che va oltre i numeri. L'accordo infrange una norma consolidata: i dipendenti ricevono una quota di profitto operativo prima che vengano pagate le tasse. Persino gli azionisti percepiscono i dividendi dall'utile netto, non dal margine operativo. Lo stesso presidente della Repubblica Lee Jae Myung — considerato vicino alle istanze del lavoro — ha espresso perplessità in Consiglio dei ministri. Un gruppo di azionisti ha già annunciato l'intenzione di presentare ricorso legale, sostenendo che distribuire una quota fissa del profitto operativo ante-imposte equivale a un dividendo mascherato, non approvato dall'assemblea e potenzialmente in contrasto con la legge commerciale.

L'accordo Samsung è il secondo di questo tipo in Corea del Sud, dopo quello di SK Hynix. Il problema, per le imprese, è che difficilmente rimarrà l’ultimo caso. Sono già aperte vertenze simili: i lavoratori di Kakao stanno discutendo una formula che prevede la distribuzione 10% dei profitti, quelli di LG Uplus e HD Hyundai Heavy Industries chiedono addirittura il 30%, e Samsung Biologics ha dovuto incassare cinque giorni di sciopero questo mese con richieste analoghe.

L'accordo siglato alla Samsung riguarda i dipendenti diretti della divisione chip, non i lavoratori delle altre divisioni del gigante — che riceveranno bonus ben più modesti — né, soprattutto, le decine di migliaia di dipendenti di aziende subappaltatrici che ogni giorno lavorano nella filiera Samsung, senza copertura sindacale e senza partecipazione agli utili. 

La Corea del Sud ha un mercato del lavoro fortemente duale: protezioni robuste per chi lavora nei grandi conglomerati, condizioni molto più precarie per chi lavora nell'indotto. E l’accordo appena raggiunto non cambia questa  struttura, ma la rafforza.

27 mag 2026 | 12:57

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