Nell’Unione europea nel 2024 le persone a rischio di povertà erano 72,4 milioni, vale a dire il 16,3%. È quanto emerge dalle statistiche dell'Ue sul reddito e sulle condizioni di vita del 2025, basate sui dati relativi al reddito dell’anno precedente. Questa quota è in aumento dello 0,1% rispetto all'anno di riferimento precedente. I Paesi con la quota più alta di popolazione a rischio di povertà nel 2024 erano la Lituania (22,6%), la Lettonia (22%) e la Bulgaria (21,2%). Quelli con la quota più bassa erano Danimarca (11,8 %), Belgio (10,9%) e Repubblica Ceca (9,6%). Per l'Italia, nel 2025, il tasso di percentuale di persone a rischio povertà si è attestato al 18,6%, in calo dal 18,9% dal 2024.
Eurostat ha elaborato delle stime preliminari sul reddito del 2025 per prevedere l’andamento del tasso di rischio di povertà per il prossimo quadro 2026. Queste stime preliminari indicano una stabilità, con un leggero aumento del tasso di rischio di povertà nell’Ue al 16,4%. Ci si attende che il rischio povertà diminuisca in alcuni Paesi come Spagna e Romania e aumenti, invece, in Germania, Irlanda, Croazia, Ungheria e Slovenia. In Italia il tasso dovrebbe rimanere stabile nel 2026 e quindi sempre intorno al 18,6%, vale a dire al di sopra della media europea.
«L’Italia è tra le peggiori in Europa rispetto al rischio povertà - dice Massimiliano Dona, presidente dell'Unione nazionale consumatori, commentando le stime -Il 18,6% della popolazione italiana è a rischio povertà. Un dato che colloca l'Italia all'ottavo posto tra i 27 paesi monitorati, e al 6 ° posto in quanto a percentuale. Meglio di noi i principali Paesi europei, dalla Francia (16,3%) alla Germania (16,1%), fino al Portogallo (15,4%), tutti sotto la media UE del 16,3%».
«Solo la Spagna sta peggio di noi, con il 19,5%, un dato però in calo rispetto allo scorso anno, a differenza dell'Italia che non registra alcun miglioramento - aggiunge - Insomma, la lotta alla povertà avrebbe dovuto essere la priorità di questo governo, che invece ha preferito abbassare l'Irpef a chi dichiara fino a 200 mila euro, come se il problema di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese fosse già stato risolto».