Economia

Un nuovo porto a Dubai, i corridoi ferroviari sauditi: quali sono i progetti delle monarchie del Golfo per aggirare il blocco di Hormuz

Un nuovo porto a Dubai, i corridoi ferroviari sauditi: quali sono i progetti delle monarchie del Golfo per aggirare il blocco di Hormuz

Il commercio non si ferma, trova rotte alternative. Hormuz è di nuovo bloccato, ma la verità è che i traffici non sono mai davvero ripartiti. E, nel frattempo, c’è stata un’accelerazione su tutta una serie di progetti che consentono alle monarchie del Golfo di aggirare l’ostacolo. L’ultimo in ordine di tempo riguarda Dubai. Secondo il Financial Times Dp World, colosso della logistica con sede a Dubai, avrebbe avviato contatti per lo sviluppo di un nuovo porto a Fujairah e un nuovo terminal in quello esistente. Questo consentirebbe di avere un’alternativa a Jebel Ali, il porto più importante del Medio Oriente che, trovandosi a ovest di Hormuz, vede le sue attività minacciate dalle tensioni sullo Stretto.

Il blocco dello Stretto ha spinto l’Arabia Saudita a valorizzare le infrastrutture sulla costa del Mar Rosso e a rivedere il progetto Neom, ridimensionando il sogno della megalopoli futuristica e puntando molto di più sul porto. Riad ha anche attivato un corridoio logistico e ferroviario che consente il trasporto delle merci fino al confine con la Giordania. Il corridoio ferroviario si estende per 1.700 chilometri e utilizza i binari delle Ferrovie dell’Arabia Saudita a partire dal porto di King Abdulaziz a Dammam prima di attraversare il territorio saudita passando per la capitale Riad e dirigendosi poi a nord verso Al-Haditha attraverso lo svincolo di Al Zabirah. Da qui le merci proseguono su strada. 

In risposta ai nuovi rischi generati dal blocco di Hormuz, l’Arabia Saudita ha deciso di accelerare anche la costruzione della Ferrovia del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC). La Saudi Arabia Railways ha aperto i bandi per la progettazione di tratti cruciali che connetteranno il Regno al Kuwait verso nord e a Qatar ed Emirati Arabi Uniti verso sud, oltre a una diramazione per il Bahrain. Il completamento dell'opera è previsto per il 2030.

Per garantire una ripresa dei flussi di petrolio le monarchie del Golfo hanno ripreso a utilizzare alcuni oleodotti esistenti. In particolare l’Arabia Saudita sta valutando l’espansione dell’oleodotto Est-Ovest, lungo 1.200 km, in grado di trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno (bpd) di greggio al porto di Yanbu sul Mar Rosso. Da Yanbu, il petrolio via mare può raggiungere l'Europa attraverso il Canale di Suez o l'Asia attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb. 

L’oleodotto di Abu Dhabi invece collega i giacimenti onshore di Habshan ad Abu Dhabi con Fujairah. Gestito da Adnoc e inaugurato nel 2012, l'oleodotto, lungo 360 km, ha una capacità di circa 1,5-1,8 milioni di barili al giorno. Per l’Iraq la principale rotta di esportazione settentrionale, che consente di aggirare Hormuz, va da Kirkuk al porto turco di Ceyhan, sul Mediterraneo, passando per il Kurdistan. L’oleodotto è stato riavviato lo scorso settembre dopo una chiusura di due anni e mezzo a seguito di un accordo provvisorio tra Baghdad e il Governo regionale del Kurdistan. 

14 lug 2026 | 15:10

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