Economia

Tesla-SpaceX? Musk conferma, fusione allo studio: ecco cosa cambierebbe per il suo impero

Tesla-SpaceX? Musk conferma, fusione allo studio: ecco cosa cambierebbe per il suo impero

Elon Musk vuole riunire le automobili e i razzi, ma il punto di incontro è l’intelligenza artificiale. L’ipotesi di una fusione fra Tesla e SpaceX, discussa da mesi a Wall Street, è diventata qualcosa di più di una previsione degli analisti: entrambe le società hanno costituito comitati indipendenti per esaminarla. A confermarlo è stato lo stesso Musk, durante la presentazione dei risultati trimestrali di SpaceX. «Penso che sarebbe una buona idea», ha detto, precisando però che non esiste ancora un accordo e che l’operazione potrebbe non arrivare in porto.

Alle quotazioni attuali, le due aziende valgono insieme circa 3.500 miliardi di dollari: intorno ai 2 mila miliardi SpaceX e quasi 1.500 Tesla. Sarebbe la più grande fusione mai realizzata. La somma delle capitalizzazioni dà la dimensione dell’operazione, ma bisogna ancora decidere quanto riconoscere agli azionisti di ciascuna società e quale quota avrebbero nel gruppo risultante. I colloqui sono iniziati nelle ultime settimane e potrebbero portare SpaceX ad acquistare Tesla.

Per capire perché Musk voglia avvicinarle bisogna guardare a quanto SpaceX sia già cambiata. La società quotata lo scorso giugno comprende oggi anche xAI, con il chatbot Grok e la piattaforma social X. Nel terzo trimestre il fatturato è salito del 161%, a 14,58 miliardi di dollari, mentre l’utile netto ha raggiunto i 4,4 miliardi, contro una perdita di circa 1,05 miliardi un anno prima. Ma il dato che spiega meglio la trasformazione è quello dell’AI: i ricavi sono passati da 813 milioni a 7,56 miliardi di dollari, superando quelli della connettività satellitare.

SpaceX, dunque, non vende soltanto lanci e abbonamenti a Starlink. Affitta capacità di calcolo a società che sviluppano intelligenza artificiale, fra le quali Anthropic, Google e Reflection AI. È questa attività, più dei suoi modelli, a trainare l’aumento dei ricavi dell’AI. Starlink resta invece la principale fonte di utile operativo: il segmento connettività ha prodotto 2,37 miliardi, contro i 431 milioni dell’intelligenza artificiale e una perdita di 7 milioni delle attività spaziali. Gli abbonati a Starlink sono arrivati a 13,6 milioni.

Tesla aggiungerebbe a questo insieme le automobili, le batterie, la guida autonoma e la robotica. La logica industriale indicata da Musk è sviluppare insieme software, semiconduttori, capacità produttiva e connessioni satellitari. Le collaborazioni esistono già: xAI è un importante cliente delle batterie Tesla per l’accumulo di energia. Le due aziende lavorano inoltre a Terafab, il progetto per produrre chip. Riunirle significherebbe portare sotto un unico bilancio attività che oggi si comprano servizi e componenti a vicenda.

Il vantaggio potenziale è coordinare gli investimenti, dalla potenza di calcolo all’impiego dell’AI nelle macchine. Ma collaborare e fondersi sono due cose diverse. Un gruppo unico potrebbe distribuire capitale e risorse fra le attività con maggiore libertà; per gli azionisti significherebbe anche condividere rischi che oggi possono scegliere separatamente. Chi ha comprato Tesla si troverebbe esposto ai costi dei programmi spaziali e dei grandi centri dati. Chi ha investito in SpaceX parteciperebbe anche all’andamento del mercato automobilistico.

E il fabbisogno di denaro è enorme. Nella conference call SpaceX ha indicato investimenti in conto capitale per 19,6 miliardi di dollari nel trimestre, destinati soprattutto alle infrastrutture di calcolo, a Starship e alla produzione di satelliti. Per il quarto trimestre la previsione sale a 35-40 miliardi. La forte crescita dei ricavi arriva insieme a un’ulteriore accelerazione della spesa per centri dati e chip. L’utile trimestrale, quindi, non basta da solo a misurare le risorse necessarie per finanziare l’espansione.

Il passaggio più delicato resta il rapporto fra gli interessi di Musk e quelli degli altri soci. L’imprenditore guida entrambe le società, ma ne possiede quote diverse. Per questo, ha spiegato, non partecipa alle discussioni dei comitati. Da qui la sua cautela: considerare la fusione già certa sarebbe prematuro. Per Tesla, Musk ha indicato la necessità di ottenere il voto favorevole di almeno il 50% delle azioni complessive, una soglia da raggiungere sull’intero capitale e non soltanto fra chi partecipa al voto.

C’è anche il tema della remunerazione del fondatore. Il piano azionario di Musk contiene clausole che, in caso di acquisizione di Tesla, potrebbero modificare gli obiettivi necessari a ottenere i premi. Gli effetti dipenderebbero dalle condizioni dell’eventuale operazione: un’altra ragione per cui prezzo e struttura dell’accordo saranno decisivi.

Il prossimo appuntamento è già stasera, 21 ottobre, quando Tesla pubblicherà i risultati del terzo trimestre dopo la chiusura di Wall Street. Accanto ai ricavi, ai margini dell’auto e ai progressi della guida autonoma, gli investitori cercheranno indicazioni sul lavoro del comitato e sui possibili termini dell’unione. SpaceX ha reagito ai conti e alle parole di Musk con un rialzo di circa l’8% nelle contrattazioni dopo Borsa. Per valutare l’effetto di una fusione sui singoli azionisti, manca ancora il dato essenziale: a quali condizioni scambierebbero le proprie azioni.

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