Economia

Pensioni 2027, i tagli agli assegni fanno perdere fino a 35 mila euro: le simulazioni da 1000 a 4000 euro al mese

Pensioni 2027, i tagli agli assegni fanno perdere fino a 35 mila euro: le simulazioni da 1000 a 4000 euro al mese

Settantatré euro al mese possono sembrare pochi. Ma moltiplicati per tredici mensilità e per tutti gli anni trascorsi in pensione possono diventare quasi 18 mila euro. È quanto emerge da una delle simulazioni dell'Osservatorio Previdenza della Cgil, che ha calcolato quanto peseranno nel tempo le due revisioni dei coefficienti di trasformazione, quella entrata in vigore nel 2025 e quella prevista dal gennaio 2027. Perché una riduzione relativamente modesta dell'assegno può tradursi, nell'arco del pensionamento, in migliaia di euro di reddito in meno.

I coefficienti di trasformazione sono i parametri che convertono il capitale contributivo accumulato durante la vita lavorativa nell'importo della pensione. Più sono alti, maggiore è l'assegno a parità di contributi. Lo studio, curato da Ezio Cigna, confronta quelli del 2024 con i parametri del 2025-2026 e del 2027-2028, mantenendo invariati età di uscita e montante contributivo. Il risultato è una riduzione complessiva del 3,38% a 64 anni, del 3,65% a 67 e del 4,10% a 71 anni.

Ma quanto vale, concretamente, per chi andrà in pensione? La Cgil ha elaborato simulazioni su assegni da mille a 4 mila euro lordi mensili. Prendendo come riferimento i 67 anni, una pensione che con i coefficienti del 2024 sarebbe stata di mille euro scende a 963,48 euro con quelli del 2027: una perdita di 475 euro all'anno, che nel periodo considerato raggiunge i 6.923 euro per gli uomini e gli 8.822 per le donne. Con un assegno iniziale di 1.500 euro la perdita sale a 712 euro annui, fino a 10.385 euro complessivi per gli uomini e 13.234 per le donne.

Con una pensione iniziale di 2 mila euro, il conto si fa più pesante. L'assegno, che con i coefficienti del 2025-2026 sarebbe di 1.959,81 euro, scende a 1.926,96 euro con quelli del 2027. Rispetto al 2024 sono circa 73 euro al mese e 950 euro all'anno in meno, con una perdita cumulata di 13.846 euro per gli uomini e 17.645 per le donne. E salendo ancora, una pensione da 3 mila euro si riduce a 2.890,44 euro, con 1.424 euro in meno all'anno e una perdita complessiva fino a 26.467 euro per le donne. Per un assegno iniziale di 4 mila euro, infine, la riduzione annua sfiora i 1.900 euro e quella cumulata arriva a 27.694 euro per gli uomini e 35.290 per le donne.

La differenza tra uomini e donne non dipende dai coefficienti, che sono identici per entrambi, ma dalla durata convenzionale del pensionamento utilizzata nelle simulazioni: 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne. Si tratta quindi di proiezioni, non di previsioni individuali. Tutte le perdite appena indicate comprendono gli effetti di entrambe le revisioni, quella del 2025 e quella del 2027.

Anche l'età del pensionamento modifica il risultato. Sempre prendendo come riferimento una pensione teorica iniziale di 2 mila euro, con i nuovi coefficienti l'assegno scende a 1.932,48 euro a 64 anni e a 1.917,96 euro a 71. La riduzione percentuale aumenta con l'età, ma quella cumulata non necessariamente cresce, perché chi va in pensione più tardi percepisce l'assegno per un periodo convenzionale più breve.

La Cgil considera anche il caso di un lavoratore con una retribuzione finale di circa 30 mila euro lordi annui e un montante contributivo di quasi 284 mila euro. A 67 anni, la pensione teorica passa dai 1.250,13 euro mensili calcolati con i coefficienti del 2024 ai 1.204,48 euro del 2027: 45,65 euro in meno al mese, pari a 593,50 euro annui. Nell'arco del pensionamento considerato, la perdita raggiunge gli 8.724 euro per gli uomini e gli 11.098 euro per le donne. 

La sola revisione del 2027 determina a 67 anni una riduzione dell'1,68%, contro il 3,65% complessivo rispetto al 2024.

Le pensioni già in pagamento non subiranno alcun taglio: i nuovi coefficienti riguardano i futuri pensionamenti e, nel sistema misto, incidono soltanto sulla quota contributiva dell'assegno. 

«In pensione sempre più tardi e con assegni più bassi: questa è la verità che emerge dai numeri», sostiene la segretaria confederale della Cgil Stefania Filetti. Il sindacato chiede maggiore flessibilità in uscita, riconoscimento dei lavori gravosi e di cura e una pensione di garanzia per i giovani. Richieste che saranno anche tra le ragioni dello sciopero annunciato per il 20 novembre. «La maggiore longevità è una conquista sociale», osserva Filetti, «non può diventare la giustificazione per chiedere nuovi sacrifici».

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