Economia

Mps, il cda boccia l’offerta di Intesa Sanpaolo e apre alla fusione con Banco Bpm

Mps, il cda boccia l’offerta di Intesa Sanpaolo e apre alla fusione con Banco Bpm

No a Intesa Sanpaolo, sì a Banco Bpm. Il board di Monte Paschi rigetta l’offerta di Carlo Messina poiché non valorizza adeguatamente l’istituto senese, calcola sinergie troppo generose, paventa problematiche Antitrust e rischia di smembrarne il valore. A differenza del «merger of equals» di Piazza Meda, che valorizza l’intero perimetro e non ne suggerisce la disgregazione, tanto che Mps si riserva di approfondirla, anche se è imbrigliata dalla passivity rule. La posizione è accolta «con soddisfazione» dall’ex popolare milanese.  Nel corso del cda - che ha deliberato all’unanimità - alcuni consiglieri hanno più volte chiesto di approfondire le interlocuzioni tra Mps e Banco Bpm, ma non sarebbero state  fornite informazioni. 
Secondo il board di Rocca Salimbeni, il corrispettivo offerto da Intesa Sanpaolo offre un premio che «appare inferiore al livello medio di premio osservato in offerte pubbliche» nel settore bancario italiano e il maggior valore attribuito da Intesa a Mps, al momento del lancio dell'offerta, «rappresenterebbe soltanto una quota limitata del valore stimato delle sinergie prospettate dall'offerente e non sembra riflettere, tra l'altro, il cambio di controllo e il successivo break-up di Mps». Occorre ricordarlo, Ca’ de Sass propone 1,6 azioni Intesa Sanpaolo di nuova emissione e un euro in contanti per ciascun titolo Mps e incorpora un premio del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale dell’azione senese del 5 giugno 2026 (ossia l’ultimo giorno di borsa aperta precedente all’annuncio dell’offerta). Per il consiglio di Rocca Salimbeni - assistito da Bofa, Ubs, Vitale, White & Case e Clifford Chance - se si guardano ai valori di Borsa del 15 luglio, il corrispettivo esprime invece uno sconto di circa 3,3%. Sconto o premio che sarà esposto poi all’andamento del titolo di Intesa.

Le sinergie pari a 2,9 miliardi stimate da Messina (1,4 miliardi di ricavi, 1,5 miliardi di costi) sono invece ritenute da Siena decisamente «superiori» a quelle osservate in «aggregazione comparabili». Dubbi sorgono anche sul prezzo a cui Unipol rileverà da Intesa 635 sportelli del Monte (gli altri 625 resteranno alla Ca’ de Sass): «inferiore» ai «multipli medi» del settore. Un prezzo più alto, rileva il cda, avrebbe consentito di aumentare il premio destinato a Mps. Sul fronte industriale, l'offerta di Intesa - che avrà un «significativo impatto sul livello di concentrazione e assetto competitivo del sistema bancario italiano» - rischia di incappare in problematiche Antitrust, nonostante la cessione di metà della rete a Unipol. Vi sono poi incertezze sulle valutazioni dell’Authority della concorrenza in merito all’acquisizione del 13,2% di Generali in pancia a Mediobanca, conquistata da Mps con un’opas nel settembre scorso: sia Intesa che il Leone ricoprono un ruolo di rilievo nel mercato italiano dell’assicurazione Vita. L’istituto guidato a Luigi Lovaglio ritiene inoltre che il mancato riconoscimento del Danish Compromise potrebbe bruciare 60-70 punti base sull’indicatore di solidità patrimoniale Cet1 Ratio.C'è poi il tema dello smembramento del Monte, che potrebbe «comportare un indebolimento del modello di banca di prossimità» vicina ai territori, alle famiglie e alle imprese. «Oltre a sollevare interrogativi circa i benefici per la competitività del sistema bancario, l'operazione pone preoccupazioni per la continuità di un radicato sostegno all'economia reale», ammonisce Mps.  Ecco perché gli azionisti - dice il board - devono tenere in considerazione i possibili effetti che la separazione delle attività e il trasferimento del marchio potrebbero determinare sul posizionamento competitivo, sull’identità e sulla continuità nel lungo termine della rete di sportelli di Monte Paschi. 

Il piano di Mps che prevede la combinazione con Piazzetta Cuccia - e che si deve ancora portare a termine - offre invece una «creazione di valore chiara e sostenibile», supportata «da una solida posizione di capitale», pari a un Cet1 del 16% a fronte del 14% a cui punta Intesa qualora ottenesse l'applicazione del Danish Compromise alla quota in Generali. Ecco perché il consiglio di amministrazione senese ritiene che la proposta di aggregazione ricevuta da Banco Bpm «meriti un approfondimento completo e rigoroso, anche perché prospetta una possibile operazione industriale fondata sulla valorizzazione dell’intero perimetro di Mps e non presuppone la disaggregazione delle attività, della rete distributiva e del marchio della banca». 
Un portavoce di Banco Bpm ha così replicato alla nota di Rocca Salimbeni: «Prendiamo atto con soddisfazione di quanto comunicato oggi dal cda di Monte dei Paschi di Siena in relazione alla nostra proposta, a conferma della sua valenza industriale e concretezza. Essa, infatti, è finalizzata a creare valore per gli azionisti di entrambe le banche e a consentire di preservare Mps nella sua interezza, a beneficio dei clienti, dei dipendenti e del territorio». Per proseguire su questa strada Siena però avrà bisogno di farla passare da un’assemblea straordinaria. Intanto Emanuele Orsini, presidente di Confindustria nazionale, ha appoggiato l’operazione di Intesa Sanpaolo su Mps: «Fatemi dire in bocca al lupo per l'operazione che state facendo perché abbiamo bisogno di avere un sistema forte nel nostro Paese». Orsini a suo tempo era stato appoggiato da Messina nella sua corsa al vertice di Viale dell’Astronomia.

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