Economia

Mps-Banco Bpm, la corsa alla fusione e l’alternativa a Intesa: cosa succede ora (e il nodo dei tempi)

Mps-Banco Bpm, la corsa alla fusione e l’alternativa a Intesa: cosa succede ora (e il nodo dei tempi)

Solo due settimane. È questo il tempo che resta al numero uno di Mps, Luigi Lovaglio, per costruire un'alternativa all'offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena. Il cda di Rocca Salimbeni ha già bocciato la proposta della banca guidata da Carlo Messina, giudicandone insufficiente il premio,  valutato «inferiore al livello medio di premio osservato in offerte pubbliche» nel settore bancario italiano, oltre che incerta l'esecuzione. Ma il rifiuto, da solo, non basta: ora serve un piano B che regga al confronto con il cronoprogramma già definito dal colosso Intesa.

L'alternativa emersa nelle ultime settimane porta la firma di Banco Bpm. L'istituto guidato da Giuseppe Castagna ha proposto una fusione alla pari, che non intaccherebbe la rete di Mps così come le attività e il marchio. Il management senese ha aperto in queste ore all’ipotesi, definendola una preferenza industriale. Non si tratta però ancora di un'offerta formale: mancano il concambio, la governance e il piano industriale, elementi su cui le due banche devono ancora trovare l’accordo. Il tempo, in questo caso, gioca un ruolo decisivo. Secondo indiscrezioni, Castagna e Lovaglio potrebbero presentare il progetto entro il 6 agosto, data in cui Mps approverà la semestrale.

I tempi sono tecnici. Il progetto di fusione dovrà essere pubblicato almeno 30 giorni prima dell'assemblea straordinaria chiamata ad approvarlo. Dopo il via libera dei soci a maggioranza qualificata, sarà necessario anche l'assenso della Bce per l'iscrizione dell'operazione nel Registro delle Imprese. Solo da quel momento decorrono i 15 giorni concessi ai creditori per eventuali opposizioni, al termine dei quali potrà essere firmato l'atto notarile di fusione. 

Minori gli ostacoli sul cammino di Intesa. La banca guidata da Messina ha calendarizzato al 10 settembre l'assemblea straordinaria per l'aumento di capitale a servizio dell'offerta; con il periodo di adesione ipotizzabile in autunno. Ovviamente se Intesa Sanpaolo ottenesse il 66,67% del capitale di Mps, avrebbe il controllo della banca, rendendo di fatto impossibile qualsiasi aggregazione alternativa.

Anche qualora il progetto di fusione con Bpm venisse formalizzato in tempo, resterebbe poi lo scoglio del voto in assemblea. Per l'approvazione di un'operazione straordinaria nelle società quotate occorre infatti il via libera di almeno due terzi del capitale presente. Sulla base dell'affluenza registrata nell'ultima assemblea, che ha confermato Lovaglio alla guida della banca, servirebbe l'adesione almeno del 43,3% del capitale totale (molto più del32,43% ottenuto dalla lista che ricandidava l'ad uscente).

Sul fronte politico e sociale, la tensione resta alta per le possibili ricadute occupazionali dell'operazione. Il Consiglio Provinciale di Siena e l'Assemblea dei Sindaci della Provincia hanno approvato all'unanimità una mozione a salvaguardia di Banca Monte dei Paschi, del suo legame con il territorio, dell'occupazione e dell'economia reale. Nel documento si ribadisce «la necessità inderogabile di tutelare il valore industriale, strategico, occupazionale e culturale della banca più antica del mondo ancora in attività». Nelle prossime due settimane si capirà se Lovaglio riuscirà a presentare un progetto di fusione con Banco Bpm sufficientemente definito e convincente da competere con l'offerta di Intesa.

21 lug 2026 | 17:06

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