Nefasto 14 luglio per la Francia e per Kylian Mbappé, che non sarà mai grande come Maradona e Messi. America 2026 l’ha consacrato attuale numero uno del calcio mondiale; ma così come quattro anni fa non era bastato ad alzare la Coppa a Doha, stavolta non basta a portare la sua squadra alla finale di New York. Il suo destino è essere forte, fortissimo, ma non decisivo. I favoriti sono apparsi troppo presuntuosi, troppo supponenti, troppo compiaciuti di sé. Irriconoscibili, incerti e svuotati alla prima vera prova, contro una Nazionale altrettanto forte, anzi di più. A Lamine Yamal invece è sufficiente un guizzo dei suoi per procurare il rigore che sblocca la partita. Nel primo tempo Javier Bardem in tribuna si è visto più di lui in campo; ma in una semifinale in teoria equilibrata una sola crepa nel vetro può essere fatale, e la crepa nel vetro francese l’ha aperta Lamine Yamal, il ragazzo che ha compiuto diciannove anni l’altro ieri.
Atmosfera meravigliosa, stadio strapieno, fuori caldo tropicale ma dentro clima perfetto (il che rende i break ancora più spudoratamente pubblicitari). Due tifoserie latine, calorose ma rispettose l’una dell’altra. La maggioranza degli spettatori è neutrale. Timothée Chalamet tifa Francia. Cinesi ricchi. Americani distratti, qualcuno ogni tanto si alza durante il gioco e sparisce per tornare con gli hot-dog. Peccato solo per la musica ossessiva e stordente che rovina i meravigliosi silenzi dell’attesa. Marsigliese da brividi, cantata da tutti i calciatori che i genetisti de noantri non considerano veri francesi (in particolare da Michael Olise, che ha scelto di essere francese, ma oggi non è in giornata). Minuto di silenzio per gli 86 morti dell’attentato di Nizza di dieci anni fa.
Non è solo Mbappé contro Yamal. Sono le due nuove superpotenze del calcio che si scontrano, due scuole, due idee di calcio: la velocità, l’estro, il rischio della Francia; il possesso palla, i tocchi in velocità, il controllo del gioco della Spagna, che si rivelerà nettamente superiore. Ma, certo, è anche Kylian Mbappé contro Lamine Yamal Nasraoui Ebana (Lamine e Yamal sono due nomi di battesimo: i nomi degli amici ricchi che consentirono ai suoi genitori immigrati in Catalogna dal Marocco e dalla Guinea di sopravvivere).
La Francia aspetta, pensando di sfruttare la rapidità di Mbappé, che in questo Mondiale ha sfiorato i 37 chilometri all’ora, velocità quasi degna di Usain Bolt sorridente in tribuna. Ma la Spagna cresce, pressa, affonda. Lamine Yamal è troppo più svelto del povero Digne, l’ex romanista chiude gli occhi convinto di calciare la palla, invece colpisce lui. I francesi neppure accennano una protesta: rigore.
Prima o poi uscirà un video su quello che succede nello spogliatoio durante l’intervallo. Possiamo immaginare una scena non molto diversa da quella di Doha: Mbappé che grida «possiamo ancora farcela», Deschamps che aggiunge: «Cerco di dirlo senza arrabbiarmi, ma loro stanno giocando una putaine di finale del Mondiale, e noi no!». In Qatar sortì un certo effetto: nella ripresa Mbappé fece tre gol. Qui a Dallas stavolta i francesi non combinano quasi nulla. Certo, Kylian prova qualche affondo, ma non salva una Francia che esce sconfitta, ridimensionata, alla fine quasi umiliata dal torello degli spagnoli. Lamine Yamal scappa due volte sul filo del fuorigioco, la seconda gli annullano il gol, Digne frastornato viene sostituito per disperazione. A un certo punto parte lui, Lamine Yamal, a inseguire Mbappé, e lo stende pure, da dietro. Dalla tribuna osservano compiaciuti i campioni spagnoli del 2010: Puyol e Xavi del Barcellona, Sergio Ramos e Casillas del Real Madrid.
Una parte della stampa internazionale ha voluto vedere in Lamine Yamal un piccolo Messi — gioca nel Barcellona, Leo l’ha tenuto a battesimo facendogli il bagnetto da piccolo in quanto ambasciatore Unicef — e in Mbappé il nuovo Cristiano Ronaldo: gioca nel Real, ha una certa considerazione di se stesso, non a caso CR7 era l’idolo della sua adolescenza (poi giocò con Messi nel Psg, e rimase impressionato quando alla fine dell’allenamento si sfidarono a calciare in porta: Mbappé ne infilò quattro; Messi fece nove volte lo stesso tiro e nove volte lo stesso gol). Ovviamente i paragoni non servono. Sono semplicemente Lamine Yamal e Mbappé; il che non è poco, anzi è moltissimo. Anche se ieri l’unico vero gesto da capitano di Kylian è stato andare a ringraziare i tifosi alla fine.
Certo, avrà altre occasioni. A cominciare dalla prossima Champions con il Real Madrid. Ma in finale va Lamine Yamal. Con il popolarissimo fratellino, quasi identico a Arnold di «Harlem contro Manhattan». E con la nuova fascetta, su cui ha scritto gli ultimi tre numeri — 304 — del codice postale di Rocafonda, il quartiere difficile dov’è cresciuto. Un segnale alla sua comunità di origine, come a dire: sono sempre uno di voi.
14 luglio 2026, 23:46 - Aggiornata il 14 luglio 2026 , 23:48