Soldi per la previdenza delle forze armate e di polizia. Gli scontri e le violenze nelle manifestazioni delle ultime ore avrebbero spinto il governo ad accelerare, valutando così di inserire nella legge di Bilancio lo stanziamento dei fondi per l’attuazione del regime di previdenza dedicata di poliziotti e militari. Il tema è stato già discusso dal ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, con i sindacati delle forze dell’ordine. L’obiettivo è assicurare i fondi per le misure compensative sulle pensioni del personale del comparto difesa e sicurezza, che al momento è escluso dai meccanismi di previdenza complementare.
Le coperture per blindare la misura nella manovra potrebbero essere individuate attingendo allo scostamento di bilancio di circa 7,2 miliardi, ottenuto da Bruxelles per finanziare interventi nell’ambito della sicurezza. Il cantiere dell’ultima legge di Bilancio della legislatura procede, intanto, a rilento e tra le poche certezze il governo ha individuato la richiesta di un nuovo contributo da 5 miliardi di euro al settore finanziario, ossia istituti di credito e gruppi assicurativi. Una scelta non concordata ma già inserita dall’esecutivo nel Documento programmatico di bilancio (Dpb) e che il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, considera improponibile, poiché nel 2025 il settore ha raggiunto un accordo con il governo, impegnandosi a versare un contributo di 10 miliardi in un triennio. Un’intesa che ora appare violata, tanto che la richiesta indicata nel Dpb è destinata a diventare una lunga partita negoziale.
Per il governo l’esito della trattativa è cruciale perché le misure a carico di banche e assicurazioni valgono quasi un quarto dell’attuale manovra da 23,5 miliardi. Gli interventi della legge di Bilancio restano da dettagliare e già oggi, lunedì 19 ottobre, un vertice di maggioranza dovrebbe concordare l’impianto del disegno di legge che il governo invierà al Parlamento.
Nelle intenzioni la riunione tra la premier Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il ministro dell’Economia, Giancarlo
Giorgetti, servirà a selezionare le norme chiave.
A cominciare dall’estensione della seconda aliquota Irpef al 33% fino a 60 mila euro di reddito (rispetto agli attuali 50 mila).
L’intervento sull’Irpef, sebbene a lungo prefigurato, si scontra con la difficoltà di coprirne il costo, dato che richiede oltre 2,6 miliardi di euro. Un impegno che mal si concilia con la necessità di Giorgetti di tenere sotto controllo la spesa pubblica.
Meloni e Tajani restano, almeno a parole, orientati a dare un segnale al ceto medio riducendo i carichi fiscali e supportandone il potere d’acquisto, mentre la Lega punta sulle pensioni e l’estensione del regime forfettario (flat tax) a 100 mila euro.
Nell’elenco delle misure considerate da Forza Italia indispensabili figurano, inoltre, l’esenzione del bollo su tutte le prime auto, una no tax area peri giovani under 35 e interventi per agevolazioni e bonus nella sanità. Il perimetro dell’attuale manovra resta, come detto, quello di 23,5 miliardi, e impone una drastica selezione degli interventi, alimentando inevitabili tensioni e prevedibili malumori.
19 ottobre 2026, 07:51 - Aggiornata il 19 ottobre 2026 , 07:55