Economia

L’Etf che investe i risparmi degli italiani sulle piccole imprese quotate in Borsa

L’Etf che investe i risparmi degli italiani sulle piccole imprese quotate in Borsa

Cento imprese per investire nell’economia reale la maggior risorsa della nostra economia, il risparmio degli italiani. Cento imprese quotate a Piazza Affari che capitalizzano meno di un miliardo di euro e che quindi sono «piccole» o «piccolissime», su cui dall’inizio di questo luglio vengono investiti i denari dei risparmiatori non solo italiani, attraverso un Etf, studiato da Banca Generali e Intermonte, che sfrutta le prerogative fiscali dei Pir, i piani individuali di risparmio, che a cinque anni dall’investimento vedono annullarsi ogni imposta sui guadagni realizzati.
Il progetto si chiama Pmi2Change e ha dato vita all’indice Intermonte Valore Italia. Partendo dalle 286 società quotate a Milano con una capitalizzazione inferiore al miliardo di euro, Intermonte è arrivata a selezionare cento imprese inizialmente inserite nell’indice, su cui l’Etf ha iniziato a investire dalla fine del mese di giugno.

«In questa prima fase dell’iniziativa – dice Gian Maria Mossa, amministratore delegato di Banca Generali - il focus ha riguardato il nodo della liquidità. Queste aziende, scontando la tendenza dei mercati alla concentrazione, necessitano di un impegno sistemico per ritrovare l’attenzione degli investitori. Da qui nasce il lavoro di Intermonte e da lì la nascita dell’ETtf Intermonte Valore Italia, pir compliant, gestito attivamente, che consente di bilanciare le società selezionate in modo equilibrato, senza una mera replica dell’andamento di Borsa, ma col contributo strategico della gestione di Intermonte. Per Banca Generali è un punto di orgoglio essere sempre attivamente vicini ai nostri clienti, che per gran parte sono imprenditori e alle loro aziende».
Le cento imprese dell’indice abbracciano undici settori, con una capitalizzazione aggregata di circa 22 miliardi di euro e un flottante complessivo di circa 10 miliardi di euro. La composizione riflette la struttura dell’economia reale italiana: il settore industriale pesa il 24 per cento, la salute il 22 per cento, i beni discrezionali il 17 per cento e la tecnologia il 14 per cento. I quattro comparti principali coprono insieme il 77 per cento dell’indice, una distribuzione molto diversa dalla tradizionale centralità dei finanziari nei principali indici domestici.

Tra le aziende più note (l’intero elenco è facilmente consultabile sul sito di Borsa Italiana) ci sono Aquafil, Biesse, Digital Bros, Digitouch, DoValue, El.En., Emak, Equita group, Gabetti, GeneralFinance, Italian Wine Brands, Lu-Ve, Magis, Marr, Mondadori, Olidata, Orsero, Pharmanutra, Philogen, Piaggio, Revo, Sabaf, Safilo, Unidata e Zignago Vetro.
«L’accesso all’indice non è automatico – spiega Guglielmo Manetti, amministratore delegato di Intermonte -: il punto di partenza è un universo di 286 società quotate con capitalizzazione inferiore al miliardo di euro. Da questo bacino, l’indice seleziona cento imprese che rispettano criteri precisi e verificabili: capitalizzazione inferiore a 1 miliardo; flottante minimo del 30 per cento, con una soglia assoluta di almeno 5 milioni di euro; rapporto tra debito netto ed Ebitda inferiore a 5 volte; presenza di almeno un consigliere indipendente nel consiglio di amministrazione; copertura di ricerca attiva negli ultimi 18 mesi. Sono inoltre escluse le società che si trovano in situazioni particolari, stati di crisi, sospensioni dalla negoziazione o procedure di opa, nonché il comparto bancario. L’indice prevede un peso massimo del 3% per ciascun titolo, a garanzia di una diversificazione equilibrata. Inoltre, secondo le regole previste, in caso di non conformità a uno dei criteri, sono necessarie due rilevazioni consecutive affinché una società venga esclusa dall’Indice: di conseguenza, anche qualora una società superi il miliardo di capitalizzazione, resta comunque all’interno dell’Indice per almeno 12 mesi».

Riconoscibile dal ticker di Borsa Wita (è il simbolo dell’Etf, che sta per Viva l’Italia), il titolo vede Banca Generali impegnata a supportare il lancio dello strumento con un obiettivo di raccolta iniziale di 100 milioni di euro nei primi mesi, con una crescita graduale dell’esposizione coinvolgendo investitori istituzionali e di lungo periodo fino a raggiungere 500 milioni di euro nel medio termine, con una stima dunque che vede l’Etf capace di rappresentare oltre il 5 per cento del flottante dell’indice. Sul mercato di Piazza Affari dal primo luglio, venerdì scorso l’etf delle più brillanti tra le pmi italiane, quotava a 10,26 euro.

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