Economia

La nuova missione di Xavier Niel: rilanciare la sfida delle telecom europee dopo aver conquistato Vodafone

La nuova missione di Xavier Niel: rilanciare la sfida delle telecom europee dopo aver conquistato Vodafone

Un imprenditore delle telecomunicazioni che si piazza tra le prime fortune d’Europa, che è proprietario del quotidiano di riferimento Le Monde (pur avendo blindato le quote in una fondazione), che da anni vive in coppia con Delphine Arnault dell’impero Lvmh e che intitola il libro-intervista sulla sua vita «Un’irrefrenabile voglia di fare casino» (uscito nel 2024 per Flammarion), conferma di che pasta è fatto. Una natura irrequieta e un extraterrestre nella società francese, dove i diplomi e il curriculum sono tutto o quasi: Niel non è laureato, da ventenne ha fondato la sua fortuna sui Minitel (antesignano francese di Internet) e sulle messaggerie erotiche, ha fatto un mese di galera per sfruttamento della prostituzione prima di essere assolto, poi ha fondato Iliad ed è stato protagonista di decine di altre avventure, quasi tutte di successo, dalla scuola 42 (omaggio a Douglas Adams) alla Station F campus di mille startup, dagli investimenti in alberghi e ristoranti alle ricchissime proprietà immobiliari, come il maniero ispirato al Trianon di Versailles dove vive nel XVI arrondissement di Parigi.
L’ultima operazione del 58enne Xavier Niel è l’acquisto del 16% dell’operatore britannico Vodafone, per 5,2 miliardi di euro, dal gruppo di telecomunicazioni degli Emirati Arabi Uniti E&. L’acquisizione avverrà tramite una società di investimento denominata Vega, che non intende diventare azionista di maggioranza dell’azienda britannica. Xavier Niel diventa così il principale azionista di Vodafone, che annovera anche Black Rock (7%), Vanguard (circa il 7%) e Ubs (2%). Vodafone, presente in diversi Paesi nel settore della telefonia fissa e mobile, conta circa 300 milioni di clienti in tutto il mondo. È radicata in Europa (soprattutto in Germania e nel Regno Unito) e in Africa (tramite la sua controllata Vodacom).

Xavier Niel è il fondatore e proprietario dell’operatore di telecomunicazioni Iliad, presente anche in Italia. Alcune settimane fa, Orange, Iliad e Bouygues Telecom hanno concluso un accordo per l’acquisizione e la scissione dell’operatore francese SFR per 20,35 miliardi di euro.
L’idea di Niel, più volte rivendicata, è che occorre accelerare il consolidamento del settore telecom in Europa, perché un mercato troppo frammentato non permette di competere con i colossi americani e asiatici. E poi c’è forse una forma di piccola rivalsa personale: per due volte in passato Niel ha cercato di comprare Vodafone Italia, finita poi a Swisscom. Stavolta diventa primo azionista della casa madre.
Attraverso Iliad e le sue varie partecipazioni in Europa e in America Latina, Niel vanta circa 139 milioni di abbonati complessivi e 24 miliardi di euro di ricavi annuali. Un’ascesa continua, che l’uomo d’affari racconta nel libro sul «fare casino» (foutre le bordel in originale) ricordando l’infanzia felice, ma vissuta al di fuori del ristretto cerchio del potere parigino.

Nato a Maisons-Alfort poco fuori Parigi in una famiglia della classe media, cresciuto nella vicina Créteil con la sorella Véronique, Xavier Niel è stato un ragazzo geniale e indisciplinato, più a suo agio con il coding che con la rigida struttura scolastica francese. I suoi inizi sono stati rocamboleschi, tra le messaggerie hot (che non ama vengano ricordate) e gli accorgimenti per lasciare i Minitel dei clienti connessi tutta la notte in modo da aumentare le bollette; tra manomissioni del decoder di Canal Plus al reclutamento da parte dei servizi di controspionaggio francesi, che avevano bisogno di giovani hacker per fermare gli agenti dell’allora Unione sovietica. Tempi eroici e esordi poco ortodossi, che devono avere affascinato Delphine Arnault, primogenita dell’uomo più ricco di Francia (o del mondo, a seconda degli anni), oggi ceo di Christian Dior couture, membro del cda e del comitato esecutivo di Lvmh, incontrata a una cena di amici nel 2010.
«Ho vissuto in un mondo in cui a nessuno importava se gli animali che mangiavamo avessero sofferto — dice Niel nel libro autobiografico —. Ho vissuto in un mondo in cui il consumo di carburante era illimitato. Più avevi una macchina grande, più era un segno di successo. Quando hai vissuto cinquant’anni in un mondo del genere, è molto più difficile cambiare rispetto a un ragazzo di 15 anni, secondo il quale questo mondo non è più sostenibile, e ha ragione. Per cambiare ho bisogno di capire. Così ho messo in atto alcune cose per aiutarmi a riflettere. Cerco di incontrare persone al di fuori della mia cerchia di amici (...) È un percorso di apprendimento per me. La decrescita, ovvio, non mi attira».
Mentre cerca di estendere il suo impero nelle telecom per arrivare a una dimensione critica che gli permetta di resistere alla concorrenza americana e cinese, Niel continua a guardarsi intorno, a frequentare persone al di fuori del solito giro, e che magari gli ricordino com’era lui a vent’anni: estroso, diretto, insofferente delle gerarchie, pieno di voglia di imparare e di affermarsi.

Per capire il carattere di Niel, e la determinazione che gli ha consentito di partire da Créteil alla conquista del mondo, è stato istruttivo assistere all’audizione parlamentare alla quale era invitato all’inizio di aprile, assieme al socio Mathieu Pigasse, in qualità di proprietario del gruppo di produzione televisiva Mediawan, che fornisce molti programmi al servizio pubblico France Télévisions. Troppi, secondo il deputato Charles Alloncle, vicino a Marine Le Pen: «Giusto esigere trasparenza sull’uso del denaro dei francesi — ha detto Niel, ripreso dalle telecamere —. Ma era possibile farlo, signor Alloncle senza trasformare la sua commissione in un circo. Grazie per l’invito, ma non sono un clown».
Si dice che Xavier Niel, tra un’acquisizione e l’altra, coltivi anche il sogno di conquistare l’Eliseo, magari già l’anno prossimo. Proprio durante un ricevimento all’Eliseo la figlia tredicenne Elisa se lo è lasciato sfuggire: «Papà ne parla tutti i giorni».

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