Economia

La Cina ha esportato oltre un milione di automobili a giugno: i rischi di un’invasione in Europa

La Cina ha esportato oltre un milione di automobili a giugno: i rischi di un’invasione in Europa

La Cina ha esportato oltre un milioni d automobili a giugno, il 71% in più rispetto allo stesso mese del 2025. Per un confronto, nell’intero 2025 in Italia sono stati immatricolate 1,5 milioni di vetture. Il dato emerge dalle statistiche rilasciate periodicamente dal governo di Pechino sull’export che, in generale, è salito del 27% a giugno, consentendo al Paese di registrare un avanzo commerciale senza precedenti di 126 miliardi di dollari.

L’aumento delle vendite di auto cinesi all’estero spicca però per l’ampiezza e per il suo portato industriale. La Cina è stato per anni un mercato di conquista e di grandi profitti per i costruttori stranieri, soprattutto tedeschi. Nel tempo, però, l’industria locale ha imparato da quella occidentale per poi conquistare il primato nelle tecnologie elettriche, superando i «maestri» di Volkswagen, Bmw e Mercedes. Dal 2023, così, il Paese è diventato il primo esportatore al mondo di auto e quest’anno il numero di veicoli prodotti in Cina e venduti all’estero dovrebbe sfondare la soglia dei 10 milioni, più che doppiando l’export di auto giapponesi (4 milioni) e tedesche (3,2 milioni).

I costruttori cinesi padroneggiano, del resto, l’elettrico e i software per auto meglio di ogni altro concorrente. A ciò abbinano un design che ormai ha poco da invidiare a quello delle vetture occidentali e, soprattutto, un notevole vantaggio di costo. Byd, Saic e le altre case cinesi si stanno facendo così strada in tutto il mondo e stanno guadagnando rapidamente quote di mercato non solo in Asia e in Sudamerica, ma anche in Europa. Secondo le stime di Alixpartners, a fine anno i marchi cinesi avranno conquistato il 12% delle vendite di auto europee. In alcuni Paesi con una base di consumatori più sensibile al prezzo, come l’Italia, il dato potrebbe risultare persino più alto.

Questa rapida crescita sta creando non pochi grattacapi alle case europee che si vedono sottrarre quote di mercato nel cortile di casa e hanno quindi meno lavoro da assegnare alle loro fabbriche. L’invasione delle auto cinesi sta così mettendo a nudo la sovraccapacità produttiva accumulata in Europa da molti costruttori  che, non a caso, stanno studiando soluzioni drastiche. Volkswagen sta preparando un piano di ristrutturazione senza precedenti che prevede 100 mila tagli all’organico. Mercedes ha raddoppiato la sua produzione nell’impianto ungherese Kecskemét che ha costi più bassi rispetto alle fabbriche tedesche ed è perciò diventato il più grande d’Europa per il gruppo. Stellantis si appresta a condividere i suoi stabilimenti proprio con i costruttori cinesi per assorbire parte della sua sovraccapacità produttiva. 

A ben vedere, però, il traguardo del milione di vetture esportate segnala però anche un elemento di debolezza dell’industria dell’auto cinese. Byd & co sono infatti anch’essi alle prese con la contrazione del mercato domestico e con una conseguente, enorme, sovraccapacità produttiva. Per la prima volta da decenni, infatti, nel 2026 le immatricolazioni in Cina sono destinante a diminuire e Alixpartners prevede che l’anno si chiuderà con un -10%. Verranno cioè a mancare circa tre milioni di vendite, l’equivalente di un quarto del mercato europeo. Lo stop del governo di Pechino agli incentivi e le difficoltà della classe media cinese lasciavano presagire un calo delle vendite di auto, ma nessuno si attendeva un crollo tale. 

Questo tracollo del mercato locale rende quanto mai urgente per i costruttori cinesi spingere sull’acceleratore dell’export per dare lavoro alle loro fabbriche. Anche a costo di sacrificare i margini di profitto pur di mantenere i prezzi bassi per spingere i volumi. Nel primo trimestre del 2026, così, i profitti di Byd sono crollati del 55% a 594 milioni di dollari e stiamo parlando di una delle pochissime case in utile su oltre un centinaio di produttori di auto cinesi. Gli altri sono tutti in rosso e si reggono in piedi perlopiù grazie ai sussidi statali e regionali. D’altronde, più che a una strategia industriale o finanziaria, l’ascesa dei costruttori cinesi è frutto di un preciso piano politico di lungo termine: fare della Cina una superpotenza dell’auto, costi quel che costi. 

14 luglio 2026, 16:37 - Aggiornata il 14 luglio 2026 , 16:37

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