Quello che doveva essere il progetto di rilancio del Gruppo Volkswagen si sta rivelando un drastico piano di ristrutturazione dei costi. Il ceo Oliver Blume ha spiegato che il gruppo potrebbe tagliare altri 50 mila posti di lavoro in tutto il mondo entro il 2030, in aggiunta ai 50 mila tagli già concordati per VW, Audi e altri marchi. I dettagli del piano ancora non si conoscono. L’ad ha spiegato che il gruppo deve ridurre i suoi costi generali a un «livello competitivo». Quelli attuali sono superiori del 20% a quelli di altre aziende comparabili.
Alla fine del 2025 il gruppo Volkswagen, comprese le joint venture cinesi, contava 662.942 dipendenti in tutto il mondo, il 2,4% in meno rispetto al 31 dicembre 2024. In Germania impiega 284.032 dipendenti, pari al 43% del totale. Un altro 30% di lavoratori è impiegato nelle sedi europee dell’azienda e un 15% in Asia-Pacifico. Più marginali le quote del Nord America (7%) e del Sud America (5%).
Il gruppo conta 111 stabilimenti a livello mondiale. La divisione Core raggruppa i marchi: Volkswagen, Škoda, Seat, Cupra e i veicoli commerciali a marchio Volkswagen. Poi c’è il segmento premium di cui Audi è il marchio di riferimento e quello delle supercar di lusso che comprende Porsche, Lamborghini e Bentley. Della galassia Volkswagen fanno parte anche Ducati e marchi specializzati nei veicoli industriali pesanti come Scania e Man.
Non è ancora chiaro come i nuovi tagli impatteranno sui vari marchi. Secondo un’indiscrezione rilanciata dal Financial Times, nell’ambito del piano di risanamento, il gruppo starebbe valutando anche la cessione di Ducati e la quotazione in borsa di Lamborghini. L’azienda, inoltre, prevede di ridurre la capacità produttiva globale di un milione di veicoli tra Cina ed Europa e di diminuire la gamma di modelli fino al 50%.
Secondo la stampa tedesca, il piano di tagli previsto dall’azienda metterebbe a rischio la sopravvivenza degli stabilimenti Volkswagen di Hannover, Emden e Zwickau e dello stabilimento Audi di Neckarsulm. Malgrado inizialmente il gruppo avesse smentito questa ipotesi, Blume ha precisato: «La verità è che ad oggi non possiamo garantire un utilizzo competitivo della capacità produttiva degli impianti di Emden, Hannover, Zwickau e Neckarsulm nel decennio 2030», pur ribadendo che «le soluzioni intelligenti sono sempre preferibili alla chiusura di una fabbrica».
13 luglio 2026, 17:20 - Aggiornata il 13 luglio 2026 , 17:29