"Nel medio e lungo periodo dobbiamo preoccuparci di tutti gli allarmi sull'intelligenza artificiale, ma è anche vero che c'è moltissimo clamore mediatico. Dubito sia marketing, una possibile spiegazione è il tentativo dei grandi laboratori di orientare le regole a proprio vantaggio". E' la riflessione all'ANSA di Carlo Cordasco, professore di Business Ethics alla Alliance Manchester Business School, in merito al serrato dibattito mondiale sull'intelligenza artificiale che abbraccia economia, geopolitica e cybersicurezza. Cordasco, classe 1988, è uno dei massimi esperti dell'intersezione tra teoria delle decisioni, etica d'impresa e allineamento dell'IA, cioè se questa tecnologia agisce in modo coerente ai valori e agli obiettivi umani.
"Il timore più grande è che i modelli di intelligenza artificiale finiscano per fare tutto meglio di noi - aggiunge -. Questo non significa che non ci sarà più lavoro per gli esseri umani, la domanda è se resteranno attività per cui affidarsi a una persona sarà economicamente conveniente. Può darsi che nel lungo periodo avremo disoccupazione di massa, è un'eventualità che non mi sento di escludere. In quel caso avremmo un problema di organizzazione economica e politica più che tecnologico".
"L'Europa deve fare di più ma un ecosistema tecnologico non si costruisce per decreto. Servono capitali, talenti, libertà di ricerca e disponibilità a finanziare anche progetti che falliranno. Su questo resto scettico: siamo disposti a investire molto senza pretendere risultati immediati?", sottolinea Cordasco, che sarà ospite di Orizzonti Digitali il forum sull'IA diretto da Giorgio Metta direttore scientifico dell'Istituto Italiano di Tecnologia, a Perugia dal 21 al 24 ottobre. Riguardo la proposta del Nobel Giorgio Parisi di costituire un 'Cern dell'IA', un centro pubblico, indipendente dalle Big Tech, Cordasco si dice possibilista ma "prima chiediamoci - aggiunge - perché un ricercatore dovrebbe sceglierlo rispetto a un grande laboratorio americano. Possiamo offrirgli risorse, autonomia e prospettive altrettanto interessanti? Se sì, costruiamolo.
Altrimenti rischiamo di finanziare un edificio e aspettarci che produca un ecosistema. Roma non è stata costruita in un giorno e neppure la Silicon Valley".
"Generare paura sulle capacità dell'IA è un modo per favorirne la regolamentazione e ridurre la concorrenza - sottolinea Cordasco - Le aziende dominanti hanno un interesse economico a ostacolare concorrenti che possono usare le risposte dei loro modelli per addestrarne altri a costi inferiori. Questo crea un problema non banale per la redditività a lungo termine di queste aziende. Sarebbe piuttosto conveniente se il governo decidesse di certificare chi può sviluppare e vendere modelli e chi no. Bisogna affrontare i problemi in maniera graduale, stabilendo vincoli proporzionati ai rischi nel modo in cui addestriamo i modelli".
Riguardo Anthropic, che ha chiesto agli utenti di non insultare il suo modello di IA Claude, una decisione che ha riaperto il dibattito sulla coscienza dell'Intelligenza rtificiale, Cordasco, spiega che "la questione se i modelli abbiano oggi un'esperienza soggettiva resta aperta. Non mi sembra impossibile che possano averla nel lungo periodo. Ragionare su queste cose è anche utile per capire se vogliamo davvero creare modelli che abbiano un'esperienza soggettiva. Non è scontato, non sono sicuro sia una buona idea, ma è certamente una domanda che mi pongo spesso. Una domanda ugualmente interessante è se fare in modo che i modelli si ritengano agenti o pazienti morali possa migliorare o meno il loro allineamento con i nostri bisogni".
L'Intelligenza artificiale ci renderà più stupidi? "Delegare attività a un altro essere umano o all'intelligenza artificiale può renderci meno abili a svolgerle, nella misura in cui smettiamo di esercitare le capacità necessarie - conclude Cordasco - La lavatrice ci rende meno bravi nel lavaggio a mano, la calcolatrice meno abili nei calcoli a mente. Il punto è: cosa facciamo col tempo libero che l'IA ci fa risparmiare? Dovremmo redistribuire parecchie risorse. Forse andremo tutti in vacanza molto a lungo. A molti sembra uno scenario distopico, e anche a me fa un po' paura, ma l'idea di correre di più, leggere più romanzi e bere più vino non mi dispiace, tutto sommato".
L'esperto interverrà il 23 ottobre nell'incontro 'Formare alla co-intelligenza. Un cambio di paradigma nella formazione manageriale' che si terrà a Perugia nell'ambito del festival Orizzonti Digitali. Il tema della manifestazione sarà 'L'era della co-intelligenza, una riflessione sul nuovo rapporto tra intelligenza umana e sistemi intelligenti chiamati a collaborare sempre di più nei processi produttivi, nella ricerca, nella formazione, nei servizi e nella vita quotidiana. L'appuntamento è promosso da Confindustria Umbria, Umbria Digital Innovation Hub, Umbria Business School, Ance Umbria e Its Umbria Academy.
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