Perché questo decreto «autovelox» era tanto atteso?
«Perché dal 1992 il Codice della strada pretende dispositivi “debitamente omologati”, ma per 34 anni non era stato emanato un decreto ministeriale con le regole tecniche per omologarli. I misuratori erano stati considerati validi tramite decreti di approvazione. Nel 2024 la Cassazione ha alzato un muro, poi ribadito in una quarantina di decisioni: approvazione e omologazione sono procedure diverse. L’approvazione non può sostituire l’omologazione necessaria per utilizzare le rilevazioni come fonte di prova».
Da domenica 12 luglio cosa è cambiato?
«È entrato in vigore il decreto del Mit che disciplina omologazione, taratura e controlli. Non cambiano né i limiti né gli importi delle multe. Nell’Allegato B sono indicati 25 prototipi approvati che “si intendono omologati”. Tutti gli altri non possono più fare multe valide. I titolari delle vecchie approvazioni però potranno sottoporli successivamente all’omologazione».
Come faccio a sapere quale misuratore di velocità mi ha multato?
«"Ora nei verbali indicheremo anche il decreto di omologazione”, spiega Luigi Altamura comandante della Polizia Locale di Verona e referente Anci in Viabilità Italia. Poi basterà collegarsi al sito del Mit dove c’è il censimento nazionale che riporta l’ente accertatore, marca, modello, versione, matricola ed estremi dei decreti. Dal verbale bisogna ricavare i dati necessari per cercarlo. In alternativa si può chiedere l’accesso agli atti amministrativi».
Cosa devo controllare?
«Anzitutto che l’apparecchio risulti censito alla data dell’infrazione; poi che modello, versione, matricola ed estremi del decreto coincidano con i dati del verbale. Quindi bisogna verificare se il prototipo compaia nell’Allegato B o abbia ottenuto poi un decreto di omologazione. Vanno controllate la conformità, la taratura e la validità delle verifiche di funzionalità».
Se il dispositivo non compare nel censimento, la multa è nulla automaticamente?
«No. L’assenza del dispositivo alla data dell’infrazione deve essere fatta valere con un ricorso da presentare nei termini stabiliti dalla legge. Sarà il prefetto o il giudice di pace poi a decidere».
Se oggi ricevo una multa devo pagarla?
«Dipende. Il consiglio è intanto guardare la data dell’infrazione. Poi vanno controllati l’apparecchio e gli altri possibili vizi. Chi vuole valutare un ricorso non deve pagare: il pagamento, anche in misura ridotta, di regola, chiude la possibilità di contestare la sanzione».
Entro quando si può ricorrere?
«Entro 30 giorni dalla notifica al giudice di pace o entro 60 giorni al prefetto. Le due strade sono alternative».
Il decreto cancella o sana le vecchie multe?
«No. Non annulla le sanzioni già elevate, non chiude i giudizi pendenti e non rende retroattivamente valide le rilevazioni precedenti. Per le infrazioni commesse prima del 12 luglio resta applicabile il quadro normativo di allora».
Perché si teme una nuova ondata di ricorsi?
«"Un decreto non può discostarsi dal Codice della strada, che è una legge”, avverte Leonardo Ferrara, docente di diritto amministrativo all’Università di Firenze. “Farlo significherebbe violare il principio di legalità e quello della prevalenza delle fonti di rango primario sui regolamenti e sugli atti amministrativi. Sul contenzioso non cambierà molto rispetto a oggi: le sanzioni resteranno illegittime e i giudici potrebbero continuare ad annullarle, applicando l’indirizzo della Cassazione”».
Significa che se ricorro vincerà certamente?
«No. Il decreto “autovelox” ha riempito un vuoto tecnico durato 34 anni. Per sapere se ha chiuso anche quello giuridico bisognerà aspettare le decisioni dei prefetti e dei giudici. Il consiglio finale, però, è quello di rispettare sempre i limiti. Non soltanto perché si evitano multe salate ma, soprattutto, perché nel nostro Paese l’eccesso di velocità è la terza causa di scontri stradali con lesioni gravi o morti».
13 lug 2026 | 06:42